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CARAVAGGIO: TESTO TEATRALE E RAPPRESENTAZIONE

  (Alberto Macchi, Articolo su "Gazzetta Italia", Varsavia Ottobre 2010)

"Il lavoro di Macchi affronta coraggiosamente proprio l'aspetto umano del Caravaggio, cercando di ricostruire attraverso la verità dei fatti storici, i tratti salienti della sua personalità". (Prof.ssa Stefania Macioce, Storica dell'Arte, Roma - dalla sua Prefazione al Libro) "Questo Teatro, come le opere del Merisi, è la rappresentazione viva della realtà" (Prof.ssa Mina Gregori, Presidente della Fondazione Roberto Longhi, Firenze - dalla sua Nota al Libro)


"I Ragazzi di Pasolini, si chiamano di vita, anche loro. Lo scrittore e regista friulano condivideva la stessa rappresentazione dei luoghi veri per quanto difformi e squallidi e angusti, un'antropologia di estremo rigore, la stessa di Caravaggio, che Macchi non ha misconosciuto. Non il teatro bello, ma i luoghi brutti e belli, stregheschi, dell'umano ... i luoghi della rappresentazione allora incutono terrore, come luoghi ove un tempo questi finti morti (gli attori) camminarono da veri vivi. Il teatro di Macchi, senza però smaccati riferimenti un po' puerili, il memento della 'vanitas' dei Cappuccini nella chiesa di Via Veneto. [...] ... se si paragona Macchi con altri 'uomini di teatro', o cade lui fuori dalla schiera, o cadono gli altri, i tanti, per fortuna non tutti. [...] Il dramma di dell'enigmatico Caravaggio, lontano da discosi e discordie, è intriso di verità impudica, ma anche di spiritelli e di grandi demoni e di nera luce, e di anime parlanti, cui finalmente è stata data la parola e con questa la possibilità (illusoria?) di liberarsi dalla catena delle esistenze. E, di liberarlo infine, dalla gabbia della cosiddetta 'Storia dell'Arte'". (Jacopa Stinchelli, Presidente Associazione Studi e Ricerche in Campo Freudiano, Roma - da una sua Nota Critica su un'altra pubblicazione)

E' un libro per 'addetti ai lavori' nel mondo del teatro e dell'arte , che però si legge anche come un piacevole romanzo, in cui rivivono le drammatiche vicende di un maestro della pittura, che ha stupito i suoi contemporanei e che continua tuttora ad affascinare". (Prof. Giamberardo Berardelli, Direttore della AETAS, Roma - dalla sua Nota dell'Editore al Libro)


"Questa pièce è un omaggio a quello spirito libero che fu Caravaggio, la storia dell''uomo', in tutta la sua complessità psicologica, iù che quella dell''artista', l'espressione dei suoi valori, ma anche della rabbia ch'egli nutrì contro la stupidità, per cui reagì e per cui fu più volte represso, tanto da essere definito dai biografi del suo tempo 'più uno sgherro che un pittore'. [...] Questa proposta vuole essere un teatro di parola e insieme di immagine, una 'fiction' di atmosfere e rievocazioni oniriche, con un momento pasoliniano, dove dal fondo disadorno della scena a volte balzano figure shakespeariane, crocefisse nello spazio e inchiodate dalla luce. (Alberto Macchi, Roma - dalla sua Nota dell'Autore al Libro)

 Miei cari lettori italiani e polacchi, innanzitutto vi ringrazio per le numerose e-mail d’apprezzamento o di commento al mio articolo del numero precedente. Ora, stando alle richieste ricevute particolarmente dai fans del pittore Michelangelo Merisi, vi parlerò appunto dello spettacolo teatrale “Caravaggio” in preparazione per l’Anniversario dei 400 anni dalla morte del pittore, ricorrenza festeggiata, quest’anno, in varie parti del mondo, particolarmente in quegli Stati dove si trovano esposte, nelle chiese o nei musei, alcune sue opere, come in Europa, negli Stati Uniti d’America o in Russia.

A Roma, ad esempio, è stata allestita una Mostra con le opere più rappresentative dell’artista, presso le Scuderie del Quirinale. Quest’evento, coronato da centinaia di migliaia di visitatori provenienti da ogni continente, è stato inaugurato il 20 febbraio e, se non viene prorogato, si conclude il 13 di questo mese. Allora, ecco intanto un brevissimo cenno sulla vita di questo personaggio straordinario, il più possibile aggiornata alle ultime scoperte e ritrovamenti:

MICHELANGELO MERISI [o anche MICHEL ANGIOLO MERIXIO o MERIGI o AMERIGHI] (Milano 29/9/1571 – Porto Ercole 18/7/1610) pittore, figlio di Fermo e Lucia Aratori, fratello di Giovan Battista, di Giovan Pietro e di Caterina. Nel 1589, orfano di suo padre, è ancora a Milano. Nel 1592, orfano anche di sua madre, invece, è a Caravaggio. Ma già nel 1593, a 22 anni, da solo, è a Roma. Di temperamento irrequieto, qui è solito frequentare, zingari, prostitute, taverne, tra vino, gioco dei dadi e delle carte, insieme ai suoi compagni romani, anch’essi pittori, Prospero Orsi, Antiveduto Gramatica, Domenico Fetti, ai quali, più tardi, si aggiungeranno il tedesco Adam Elsheimer, il fiammingo Pieter Paul Rubens ed altri. Dall’incontro, poi, con Mario Minniti, un giovane pittore, siciliano, scaturisce una profonda amicizia, Questi sarà il suo amico più fedele di tutta la vita, oltre che modello per i suoi quadri. Ma spesso sconta il carcere per ferimenti e percosse. E non passa molto tempo in libertà, che viene di nuovo denunciato al Governatore del Tribunale di Roma, come quando, insieme a Onorio Longhi, Orazio Gentileschi e Filippo Trisegni, verrà querelato dal suo biografo, il pittore Giovanni Baglione, per aver diffuso poesie diffamatorie sul suo conto. Anche in questo caso deve scontare il carcere! Intanto lavora presso la bottega del pittore Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino. Finché, grazie all’interessamento del Cardinal Francesco Maria Bourbon Del Monte, il 23 luglio 1599 assume la sua prima Commissione Pubblica presso la Chiesa di San Luigi dei Francesi, dove esegue le “Storie di San Matteo”. Altri mecenati e committenti si interessano a lui. Infatti il 24 settembre 1600 lavora presso la Chiesa di Santa Maria del Popolo dove dipinge la “Crocifissione di Pietro” e la “Conversione di Saulo”. Dal 5 al 25 ottobre del 1600 è ricoverato all’Ospedale della Consolazione di Roma. Negli ultimi mesi del 1601 assume la commissione per Santa Maria in Vallicella sempre a Roma e l’opera, la “Deposizione”, verrà ivi collocata il 6 settembre del 1604. Dal 20 novembre del 1600 al 20 ottobre del 1604 vive a Palazzo Madama, residenza del Cardinal Del Monte. Ma, benché sia ospite di un così famoso personaggio, non smette di frequentare bordelli e bettole, dove spesso si imbatte in risse; per cui continua a subire numerosi processi che di tanto in tanto lo conducono in carcere a Tor di Nona o a Castel Sant’Angelo. Dopo tutte queste pause, lontano dal lavoro, riprende a dipingere, sempre contornato da quelle prostitute che è solito usare per modelle. Tra le più assidue, le due senesi Fillide Melandroni detta La Rossa e Anna Bianchini detta Buggerona. Dal 6 giugno 1605 abita in vicolo dei Santi Cecilia e Biagio a Campo Marzio, assieme a Maddalena Antognetti detta Lena, romana, un’altra prostituta, ma questa sua fedele compagna, oltre che modella. In questo stesso anno esegue la “Madonna del serpe” per l’Arciconfraternita di Sant’Anna dei Palafrenieri in San Pietro. Nel 1606 dipinge la “Madonna di Loreto” per la Chiesa di Sant’Agostino e poi la “Morte della Madonna” per Santa Maria della Scala. Il 28 maggio 1606 al quartiere della Scrofa, Caravaggio ammazza Ranuccio Tommasoni da Terni, perché aggredito per una questione di punteggio durante il giuoco della pallacorda, con una posta in palio di ben 10.000 scudi (una cifra enorme, se si considera che per una tela in San Luigi dei Francesi aveva percepito 450 scudi). Condannato a morte dal Papa, fugge da solo a Zagarolo, a Paliano, in Sicilia, a Malta, a Napoli, fino a Porto Ercole in Toscana. Qui, sfinito e già minato dalla malaria, sempre da solo, trova la morte. (Fonti: i biografi Giovanni Baglione, Giulio Mancini e Giovan Pietro Bellori e gli studiosi Mia Cinotti, Claudio Strinati, Mina Gregori, Maurizio Calvesi, Maurizio Marini, Stefania Macioce, Ferdinando Bologna, Dalma Frascarelli)

La pièce teatrale dal titolo “L’Uomo Caravaggio”, da me scritta nel 1989 e messa in scena in Prima Assoluta Mondiale nel 1992 al Teatro Centrale di Roma, in concomitanza con la Mostra di Caravaggio a Palazzo Ruspoli, ha replicato lo stesso anno, con il Patrocinio dell’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede, al Centro Saint Louis de France, in uno spazio sotto la Chiesa di San Luigi dei Francesi e ancora nella ‘Sala Stenditoio’ presso il Complesso Monumentale San Michele a Ripa del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali.

Lo spettacolo ha ricevuto un Premio dal Club UNESCO di Trapani. Da allora, questo testo drammaturgico è stato ulteriormente adottato da me e da altri registi in Italia e in Europa, particolarmente nei laboratori teatrali. E oggi, in occasione di quest’anniversario per i 400 anni dalla morte del pittore, l’Associazione ‘Italiani in Polonia’ ha previsto di ristampare questo Atto Unico Teatrale, opportunamente rivisitato e aggiornato, sia in lingua italiana che in lingua polacca, cosicché chiunque in Polonia - teatri, compagnie, musei, università - fosse interessato, potrà avere l’opportunità di utilizzarlo, anche se solo al fine d’una semplice lettura drammatizzata. Intanto io, con la neonata Compagnia Teatrale Italiana a Varsavia, sto preparando lo spettacolo “L’uomo Caravaggio” che vede protagonisti, Alessandro Bruzzone nella parte di Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Angela Ottone nella parte di Maddalena Antognetti detta Lena e Mario Zaccaria nel ruolo del Cardinal Francesco Maria Bourbon Del Monte. Tale Compagnia, istituitasi in seno all’Associazione ‘Italiani in Polonia’, è scaturita dalla tenacia di alcuni tra i partecipanti al lungo e sofferto laboratorio sul pittore da me tenuto fin dal giugno dello scorso anno ed ora è la prima compagnia teatrale italiana in Polonia e chissà, forse una delle rarissime, fra gli italiani residenti nei vari paesi dell’Europa, che si sia costituita fuori dall’Italia. Una prova aperta al pubblico della rappresentazione è prevista per la fine di giugno, probabilmente presso lo stesso Teatro ‘Enrico Marconi – spazio in gestione all’Associazione ‘Italiani in Polonia’ e da me diretto, sede del Laboratorio Teatrale Permanente e di altre varie attività culturali – utilizzato per tutto il periodo delle prove. La Prima e le repliche invece sono previste per ottobre, presso tutti quei teatri che in Polonia volessero ospitare questo spettacolo. L’Associazione inoltre, si sta adoperando perché negli anni successivi, la Compagnia possa portare fuori dalla Polonia, tutti gli altri spettacoli del suo futuro repertorio, grazie ad una collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura o di altre Istituzioni Italiane nei vari paesi dell’Europa. Vedremo! (Alberto Macchi, Articolo su "Gazzetta Italia", Varsavia Giugno 2010)

Riprendo l’argomento lasciato in sospeso nell’articolo del numero uno e quindi anche questa volta, miei cari lettori, vi parlerò di Caravaggio il cui anniversario della morte ricorre quest’anno, in concomitanza con la nascita di Federico Chopin, un altro artista geniale conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. A tal proposito devo confessarvi che da qualche tempo mi balena per la testa un’idea di spettacolo dal titolo “Luci e Notturni”, ma che vorrei scrivere e mettere in scena assieme ad un drammaturgo e regista polacco, uno spettacolo che identificasse i punti d’incontro tra i due artisti, qualora ci fossero. Chissà che qualcuno, leggendo queste righe, non raccolga questo mio appello!

Allora, tornando a noi, come prima cosa vi annuncio che ora la nostra Compagnia Teatrale Italiana a Varsavia ha un nome, quello di “Esperiente”, appellativo di Filippo Buonaccorsi, Membro dell’Accademia Umanista Romana con lo pseudonimo di “Callimaco”. Filippo Buonaccorsi era un letterato toscano del XV secolo che, trasferitosi in Polonia, diffuse la cultura del suo paese. Ed “Esperiente” era l’appellativo, da lui stesso coniato e che s’era attribuito per dar l’idea di qualcuno ch’era giunto in quel paese allo scopo d’esportare esperienze e nello stesso tempo per importare esperienze, quindi non solo per insegnare, ma anche per apprendere. E questo, in qualche modo, è anche lo scopo della nostra Compagnia teatrale, aperta a tutti coloro, professionisti e dilettanti, italiani e polacchi che, in qualsiasi momento, volessero farne parte.
Ora ecco qui di seguito, riportata, a conclusione, la mia Nota di Regia relativa allo spettacolo l’”Uomo Caravaggio”, la cui Prima Nazionale è prevista per il 27 novembre, in lingua italiana. Chissà, forse nel contempo, un’altra Compagnia teatrale di Varsavia, potrebbe proporre questo stesso spettacolo in versione polacca.

Come regista, ma soprattutto come autore di questo Atto Unico e come appassionato studioso del Caravaggio, per contrastare le troppe affermazioni gratuite che spesso appaiono su certa stampa e su certi libercoli, intorno a questo grandissimo pittore, riportando qui di seguito le affermazioni di alcuni eminenti storici, raccolte qua e là, nonché alcune mie deduzioni, intendo chiarire che Caravaggio:
“non ha umanizzato il sacro, con i suoi dipinti; semmai egli ha fatto esattamente il contrario: ha sacralizzato l’umano”.

“non ha dipinto soltanto il vero; egli ha istituito con la realtà un rapporto di drammatica e potente immediatezza.
“non era un tipo rissoso e un pittore maledetto; le sue aggressioni erano sempre in risposta alle violenze degli altri”; quando è arrivato ad uccidere Ranuccio Tommasoni, lo fece per autodifesa.
“non era un bohemien; ma un valentuomo libero, per ciò spesso solo, in compagnia della propria solitudine”.
“non era un temperamento irascibile; era invece un uomo schietto e leale che aborriva la stupidità e la disonestà”.

“non ha avuto né maestri né discepoli; egli è stato il pittore classico dell’età barocca, il primo in Italia a dipingere una natura morta”.

“non era solito fare disegni preparatori o bozzetti per i suoi dipinti; incideva l’imprimitura della tela col rovescio del pennello e vi dipingeva su alla prima”.

“non dipingeva soltanto su tela; ha eseguito ottime incisioni su rame”.

“non ha mai dipinto ad encausto come Ludovico Carracci; come lui, invece, ha praticato la pittura ad olio su intonaco”.

“non è stato il primo ad usare modelli vivi, dipingendoli a volte ritratti nello specchio; già altri pittori dei secoli passati avevano usato tali metodi”.

Ed è interessante quanto afferma Goffredo Silvestri nel suo articolo su La Repubblica.it del 19 febbraio 2010, di cui riporto il seguente passo:

“Una ‘overdose’ di iniziative sta per abbattersi sul Caravaggio in occasione dei 400 anni dalla morte. Iniziative:
per celebrare e soprattutto ‘depurare’ la vita e l'opera di Michelangelo Merisi dalle scorie che in buona e cattiva fede, per ansia di attribuzione o per organizzare una mostra ‘acchiappa visitatori’, si sono accumulate in questi decenni. Nella libertà assoluta autorizzata dalla fama di ‘pittore maledetto’;
per ‘asciugare’ il suo catalogo che si è gonfiato in modo improprio arrivando fra ‘scoperte’, attribuzioni e proposte di qualità anche non paragonabile, a circa cento dipinti, mentre un esame onesto e scientifico del catalogo si ferma a 64;
 

per riunire tutti i più importanti studiosi, italiani e stranieri, specialisti e no, e arrivare a decifrare il ‘fenomeno Caravaggio’;
per ‘leggere’ i suoi dipinti con indagini scientifiche che vanno oltre la superficie dipinta e ne rivelano la tecnica con sorprese assolute: ...

Ecco un altro passaggio dell’articolo, che ritengo molto appropriato per questa occasione:
“Animato forse da una troppo alta fiducia nella forza dei documenti, delle ricerche, dei ragionamenti, dei confronti, Maurizio Calvesi si augura che alla fine si possa
restituire un Caravaggio liberato da ‘presunta precocità’ (‘le tele della Contarelli, la prima commissione pubblica, sono state dipinte a ventotto anni e non a diciassette’);
‘non era di famiglia povera, ma quasi benestante’.

Liberato della ‘favola della omosessualità: le sue frequentazioni sono solo femminili e alla base della rissa e dell'omicidio di Tomassoni, origine di tutti i guai, c'è probabilmente un problema di donne’.
Da ‘ribaltare anche la fama di miscredente, di trasgressivo. Caravaggio aveva una profonda religiosità, di tipo lombardo, legata agli ambienti borromaici’, che si rifà al cardinale di Milano Federico Borromeo (umanista, fondatore della biblioteca Ambrosiana, riformatore del clero, di grande impegno caritativo),
‘e a Roma agli ambienti dell'Oratorio di San Filippo Neri alla Chiesa Nuova’, di attenzione alla povera gente, al ‘pauperismo’, in collisione con quella parte della curia papale ‘per la quale i poveri erano soltanto dei reietti’.”

Assolutamente fantasiose inoltre, ancora secondo me, queste altre dichiarazioni che qui sinteticamente riporto per dovere di cronaca e per completare così quest’analisi: la prima che ‘Caravaggio, secondo il Prof. Silvano Vinceti, non sarebbe morto di malaria, ma di sifilide, la seconda che, stando ai risultati della ricerca guidata dall’Università di Bologna, in collaborazione con il Cedad, l'Università del Salento e del Centro Ricerche Ambientali di Ravenna, alcuni suoi frammenti ossei oggi sarebbero stati individuati, fra altri resti umani sepolti in una fossa comune presso il cimitero di Porto Ercole. Ed infine, la terza, per cui, secondo Andrew Graham-Dixon, noto critico d'arte inglese, Caravaggio sarebbe stato un violento protettore di prostitute, un essere irrazionale, pronto a uccidere per amore e lussuria, che avrebbe avuto una figlia illegittima da un relazione clandestina con Lavinia, moglie di Ranuccio Tommasoni il quale sarebbe rimasto ucciso durante il conseguente duello d’onore tra lui e il Merisi, avvenuto, non più quindi, per una questione di punteggio durante il giuoco della pallacorda, con una grossa posta in palio.

Ecco allora che la costruzione di questo mio lavoro teatrale, soggetto a continui aggiornamenti, nasce dall’insieme di tutte le considerazioni e dichiarazioni sopra riportate, in particolare da quelle relative alla sua storia di uomo in tutta la sua complessità psicologica, tant’è che, anche stavolta, ho voluto intitolare lo spettacolo “L’Uomo Caravaggio”, ovvero col titolo del mio libro pubblicato a Roma nel 1995 dalla AETAS, scritto di concerto con la Prof.ssa Mina Gregori e con la prefazione della Prof.ssa Stefania Macioce. Pertanto la mia attenzione, in questa pièce teatrale, è rivolta a mettere in risalto l’espressione dei valori di Michelangelo Merisi. Il mio compito, infatti - come ho già specificato nell’articolo di aprile a proposito dell’altro mio lavoro sul Card. Zygmunt Szczęsny Feliński, rappresentato anche questo a Varsavia - non è quello del critico o dello storico dell’Arte, ma dell’uomo di Teatro, incline a frugare nelle più recondite pieghe dell’animo umano, minatore nelle cave dei sentimenti; approdato, per la tenace ricerca, in quella miniera inesauribile che certamente furono il cuore e la mente di Caravaggio. E questa mia proposta vuol’essere un teatro di parola e insieme d’immagine, una fiction di atmosfere e di rievocazioni oniriche, con un momento pasoliniano, dove dal fondo disadorno della scena, a volte, balzano figure shakespeariane, crocefisse nello spazio e inchiodate dalla luce. Fatto eccezionale: come musiche di scena, tra l’altro, adotterò i mottetti e i madrigali tratti dagli spartiti dipinti da Caravaggio nel “Suonatore di liuto“ e nel “Riposo nella fuga in Egitto”. Buon Divertimento

 

! (Alberto Macchi, Articolo su "Gazzetta Italia", Varsavia Ottobre 2010)

 

 

 

SUCCESSO DE ”L’UOMO CARAVAGGIO”

di Alberto Macchi

con la Compagnia Teatrale Italiana “Esperiente” di Varsavia per l’Europa

   


Lo spettacolo teatrale “L’Uomo Caravaggio”, in scena a Varsavia per commemorare il 400mo anniversario dalla morte del pittore milanese famoso in tutto il mondo, benché recitato in lingua italiana, ha richiamato un pubblico composto da italiani e polacchi. Hanno onorato la serata, con la loro presenza S.E. l’Ambasciatore d’Italia in Polonia Dott. Aldo Mantovani, la Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Varsavia Dott.ssa Paola Ciccolella, l’attrice Alicja Wolska e altri personaggi polacchi del mondo dello spettacolo e della cultura. La Compagnia “Esperiente” sorta a Varsavia, in seno all’Associazione “Italiani in Polonia”, è composta da italiani, polacchi, russi e rumeni ed è aperta ad accogliere artisti di qualsiasi nazionalità. (Alessandro Vanzi, Articolo su "Gazzetta Italia", Varsavia Novembre 2010)

 

Nota di Regia dello Spettacolo Teatrale andato in scena a Varsavia nel novembre 2010

Questo lavoro teatrale, che misi in scena in Prima Mondiale al Teatro Centrale di Roma nel 1992, sottoposto ad un costante work-in-progress nel corso degli anni, oggi scaturisce comunque dalla vita del pittore: la storia di un uomo in tutta la sua complessità psicologica; tant’è che ho voluto intitolarlo ancora “L’Uomo Caravaggio”, ovvero come il mio libro pubblicato a Roma nel 1995 dalla Casa Editrice AETAS, scritto di concerto con la Prof.ssa Mina Gregori e con la prefazione della Prof.ssa Stefania Macioce. Pertanto la mia attenzione, in questa pièce teatrale è stata incentrata, anche stavolta, a mettere in risalto l’espressione dei valori dell’”uomo” più che del “pittore”, un uomo che aborriva la stupidità, l’imbecillità, pertanto spesso solo, “in compagnia della sua sola solitudine”, definito, nell’ambiente degli artisti del suo tempo “più uno sgherro che un pittore”. Invece non era un tipo rissoso e un “pittore maledetto”: le sue aggressioni erano sempre in risposta alle violenze degli altri”. Come pittore poi non ha umanizzato il sacro, con i suoi dipinti; semmai ha fatto esattamente il contrario: ha sacralizzato l’umano”. Il mio compito, in ogni caso, non è quello del critico, dello storico o dello storico dell’Arte, ma dell’uomo di Teatro incline a frugare nelle più recondite pieghe dell’animo umano, minatore nelle cave dei sentimenti; approdato, per la tenace ricerca, in quella miniera inesauribile che certamente furono il cuore e la mente di Caravaggio. Pertanto questa pièce teatrale è teatro di parola e insieme d’immagine, una fiction di atmosfere e di rievocazioni oniriche, con un momento pasoliniano, dove dal fondo disadorno della scena, a volte, balzano figure shakespeariane, crocefisse nello spazio e inchiodate dalla luce. Fatto eccezionale: tra le musiche di scena figurano alcuni mottetti e madrigali tratti dagli spartiti dipinti da Michelangelo Merisi nel“Suonatore di liuto“ e nel “Riposo nella fuga in Egitto”. Buon Divertimento! 

(Alberto Macchi, Nota di Regia, Varsavia Novembre 2010)

 

 

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