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CARAVAGGIO:
TESTO TEATRALE E RAPPRESENTAZIONE
(Alberto Macchi, Articolo su
"Gazzetta Italia", Varsavia Ottobre 2010) "Il
lavoro di Macchi affronta coraggiosamente proprio l'aspetto umano del
Caravaggio, cercando di ricostruire attraverso la verità dei fatti
storici, i tratti salienti della sua personalità". (Prof.ssa
Stefania Macioce, Storica dell'Arte, Roma - dalla sua Prefazione al
Libro) "Questo Teatro, come le opere del Merisi, è la
rappresentazione viva della realtà" (Prof.ssa Mina Gregori,
Presidente della Fondazione Roberto Longhi, Firenze - dalla sua Nota al
Libro)
Miei
cari lettori italiani e polacchi, innanzitutto vi ringrazio per le
numerose e-mail d’apprezzamento o di commento al mio articolo del
numero precedente. Ora, stando alle richieste ricevute particolarmente
dai fans del pittore Michelangelo Merisi, vi parlerò appunto dello
spettacolo teatrale “Caravaggio” in preparazione per
l’Anniversario dei 400 anni dalla morte del pittore, ricorrenza
festeggiata, quest’anno, in varie parti del mondo, particolarmente in
quegli Stati dove si trovano esposte, nelle chiese o nei musei, alcune
sue opere, come in Europa, negli Stati Uniti d’America o in Russia. A
Roma, ad esempio, è stata allestita una Mostra con le opere più
rappresentative dell’artista, presso le Scuderie del Quirinale.
Quest’evento, coronato da centinaia di migliaia di visitatori
provenienti da ogni continente, è stato inaugurato il 20 febbraio e, se
non viene prorogato, si conclude il 13 di questo mese. Allora, ecco
intanto un brevissimo cenno sulla vita di questo personaggio
straordinario, il più possibile aggiornata alle ultime scoperte e
ritrovamenti: MICHELANGELO
MERISI [o anche MICHEL ANGIOLO MERIXIO o MERIGI o AMERIGHI] (Milano
29/9/1571 – Porto Ercole 18/7/1610) pittore, figlio di Fermo e Lucia
Aratori, fratello di Giovan Battista, di Giovan Pietro e di Caterina.
Nel 1589, orfano di suo padre, è ancora a Milano. Nel 1592, orfano
anche di sua madre, invece, è a Caravaggio. Ma già nel 1593, a 22
anni, da solo, è a Roma. Di temperamento irrequieto, qui è solito
frequentare, zingari, prostitute, taverne, tra vino, gioco dei dadi e
delle carte, insieme ai suoi compagni romani, anch’essi pittori,
Prospero Orsi, Antiveduto Gramatica, Domenico Fetti, ai quali, più
tardi, si aggiungeranno il tedesco Adam Elsheimer, il fiammingo Pieter
Paul Rubens ed altri. Dall’incontro, poi, con Mario Minniti, un
giovane pittore, siciliano, scaturisce una profonda amicizia, Questi sarà
il suo amico più fedele di tutta la vita, oltre che modello per i suoi
quadri. Ma spesso sconta il carcere per ferimenti e percosse. E non
passa molto tempo in libertà, che viene di nuovo denunciato al
Governatore del Tribunale di Roma, come quando, insieme a Onorio Longhi,
Orazio Gentileschi e Filippo Trisegni, verrà querelato dal suo
biografo, il pittore Giovanni Baglione, per aver diffuso poesie
diffamatorie sul suo conto. Anche in questo caso deve scontare il
carcere! Intanto lavora presso la bottega del pittore Giuseppe Cesari
detto il Cavalier d’Arpino. Finché, grazie all’interessamento del
Cardinal Francesco Maria Bourbon Del Monte, il 23 luglio 1599 assume la
sua prima Commissione Pubblica presso la Chiesa di San Luigi dei
Francesi, dove esegue le “Storie di San Matteo”. Altri mecenati e
committenti si interessano a lui. Infatti il 24 settembre 1600 lavora
presso la Chiesa di Santa Maria del Popolo dove dipinge la
“Crocifissione di Pietro” e la “Conversione di Saulo”. Dal 5 al
25 ottobre del 1600 è ricoverato all’Ospedale della Consolazione di
Roma. Negli ultimi mesi del 1601 assume la commissione per Santa Maria
in Vallicella sempre a Roma e l’opera, la “Deposizione”, verrà
ivi collocata il 6 settembre del 1604. Dal 20 novembre del 1600 al 20
ottobre del 1604 vive a Palazzo Madama, residenza del Cardinal Del
Monte. Ma, benché sia ospite di un così famoso personaggio, non smette
di frequentare bordelli e bettole, dove spesso si imbatte in risse; per
cui continua a subire numerosi processi che di tanto in tanto lo
conducono in carcere a Tor di Nona o a Castel Sant’Angelo. Dopo tutte
queste pause, lontano dal lavoro, riprende a dipingere, sempre
contornato da quelle prostitute che è solito usare per modelle. Tra le
più assidue, le due senesi Fillide Melandroni detta La Rossa e Anna
Bianchini detta Buggerona. Dal 6 giugno 1605 abita in vicolo dei Santi
Cecilia e Biagio a Campo Marzio, assieme a Maddalena Antognetti detta
Lena, romana, un’altra prostituta, ma questa sua fedele compagna,
oltre che modella. In questo stesso anno esegue la “Madonna del
serpe” per l’Arciconfraternita di Sant’Anna dei Palafrenieri in
San Pietro. Nel 1606 dipinge la “Madonna di Loreto” per la Chiesa di
Sant’Agostino e poi la “Morte della Madonna” per Santa Maria della
Scala. Il 28 maggio 1606 al quartiere della Scrofa, Caravaggio ammazza
Ranuccio Tommasoni da Terni, perché aggredito per una questione di
punteggio durante il giuoco della pallacorda, con una posta in palio di
ben 10.000 scudi (una cifra enorme, se si considera che per una tela in
San Luigi dei Francesi aveva percepito 450 scudi). Condannato a morte
dal Papa, fugge da solo a Zagarolo, a Paliano, in Sicilia, a Malta, a
Napoli, fino a Porto Ercole in Toscana. Qui, sfinito e già minato dalla
malaria, sempre da solo, trova la morte. (Fonti: i biografi Giovanni
Baglione, Giulio Mancini e Giovan Pietro Bellori e gli studiosi Mia
Cinotti, Claudio Strinati, Mina Gregori, Maurizio Calvesi, Maurizio
Marini, Stefania Macioce, Ferdinando Bologna, Dalma Frascarelli) La
pièce teatrale dal titolo “L’Uomo Caravaggio”, da me scritta nel
1989 e messa in scena in Prima Assoluta Mondiale nel 1992 al Teatro
Centrale di Roma, in concomitanza con la Mostra di Caravaggio a Palazzo
Ruspoli, ha replicato lo stesso anno, con il Patrocinio
dell’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede, al Centro Saint Louis
de France, in uno spazio sotto la Chiesa di San Luigi dei Francesi e
ancora nella ‘Sala Stenditoio’ presso il Complesso Monumentale San
Michele a Ripa del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali. Lo
spettacolo ha ricevuto un Premio dal Club UNESCO di Trapani. Da allora,
questo testo drammaturgico è stato ulteriormente adottato da me e da
altri registi in Italia e in Europa, particolarmente nei laboratori
teatrali. E oggi, in occasione di quest’anniversario per i 400 anni
dalla morte del pittore, l’Associazione ‘Italiani in Polonia’ ha
previsto di ristampare questo Atto Unico Teatrale, opportunamente
rivisitato e aggiornato, sia in lingua italiana che in lingua polacca,
cosicché chiunque in Polonia - teatri, compagnie, musei, università -
fosse interessato, potrà avere l’opportunità di utilizzarlo, anche
se solo al fine d’una semplice lettura drammatizzata. Intanto io, con
la neonata Compagnia Teatrale Italiana a Varsavia, sto preparando lo
spettacolo “L’uomo Caravaggio” che vede protagonisti, Alessandro
Bruzzone nella parte di Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Angela
Ottone nella parte di Maddalena Antognetti detta Lena e Mario Zaccaria
nel ruolo del Cardinal Francesco Maria Bourbon Del Monte. Tale
Compagnia, istituitasi in seno all’Associazione ‘Italiani in
Polonia’, è scaturita dalla tenacia di alcuni tra i partecipanti al
lungo e sofferto laboratorio sul pittore da me tenuto fin dal giugno
dello scorso anno ed ora è la prima compagnia teatrale italiana in
Polonia e chissà, forse una delle rarissime, fra gli italiani residenti
nei vari paesi dell’Europa, che si sia costituita fuori dall’Italia.
Una prova aperta al pubblico della rappresentazione è prevista per la
fine di giugno, probabilmente presso lo stesso Teatro ‘Enrico Marconi
– spazio in gestione all’Associazione ‘Italiani in Polonia’ e da
me diretto, sede del Laboratorio Teatrale Permanente e di altre varie
attività culturali – utilizzato per tutto il periodo delle prove. La
Prima e le repliche invece sono previste per ottobre, presso tutti quei
teatri che in Polonia volessero ospitare questo spettacolo.
L’Associazione inoltre, si sta adoperando perché negli anni
successivi, la Compagnia possa portare fuori dalla Polonia, tutti gli
altri spettacoli del suo futuro repertorio, grazie ad una collaborazione
con gli Istituti Italiani di Cultura o di altre Istituzioni Italiane nei
vari paesi dell’Europa. Vedremo!
(Alberto Macchi, Articolo su
"Gazzetta Italia", Varsavia Giugno 2010) Riprendo
l’argomento lasciato in sospeso nell’articolo del numero uno e
quindi anche questa volta, miei cari lettori, vi parlerò di Caravaggio
il cui anniversario della morte ricorre quest’anno, in concomitanza
con la nascita di Federico Chopin, un altro artista geniale conosciuto e
apprezzato in tutto il mondo. A tal proposito devo confessarvi che da
qualche tempo mi balena per la testa un’idea di spettacolo dal titolo
“Luci e Notturni”, ma che vorrei scrivere e mettere in scena assieme
ad un drammaturgo e regista polacco, uno spettacolo che identificasse i
punti d’incontro tra i due artisti, qualora ci fossero. Chissà che
qualcuno, leggendo queste righe, non raccolga questo mio appello! Allora, tornando a noi, come prima cosa vi annuncio che ora la nostra
Compagnia Teatrale Italiana a Varsavia ha un nome, quello di
“Esperiente”, appellativo di Filippo Buonaccorsi,
Membro
dell’Accademia Umanista Romana con lo pseudonimo di “Callimaco”.
Filippo Buonaccorsi era un letterato toscano del XV secolo che,
trasferitosi in Polonia, diffuse la cultura del suo paese. Ed
“Esperiente” era l’appellativo, da lui stesso coniato e che
s’era attribuito per dar l’idea di qualcuno ch’era giunto in quel
paese allo scopo d’esportare esperienze e nello stesso tempo per
importare esperienze, quindi non solo per insegnare, ma anche per
apprendere. E questo, in qualche modo, è anche lo scopo della nostra
Compagnia teatrale, aperta a tutti coloro, professionisti e dilettanti,
italiani e polacchi che, in qualsiasi momento, volessero farne parte. Come
regista, ma soprattutto come autore di questo Atto Unico e come
appassionato studioso del Caravaggio, per contrastare le troppe
affermazioni gratuite che spesso appaiono su certa stampa e su certi
libercoli, intorno a questo grandissimo pittore, riportando qui di
seguito le affermazioni di alcuni eminenti storici, raccolte qua e là,
nonché alcune mie deduzioni, intendo chiarire che Caravaggio: “non
ha dipinto soltanto il vero; egli ha istituito con la realtà un
rapporto di drammatica e potente immediatezza. “non
ha avuto né maestri né discepoli; egli è stato il pittore classico
dell’età barocca, il primo in Italia a dipingere una natura morta”. “non
era solito fare disegni preparatori o bozzetti per i suoi dipinti;
incideva l’imprimitura della tela col rovescio del pennello e vi
dipingeva su alla prima”. “non
dipingeva soltanto su tela; ha eseguito ottime incisioni su rame”. “non
ha mai dipinto ad encausto come Ludovico Carracci; come lui, invece, ha
praticato la pittura ad olio su intonaco”. “non
è stato il primo ad usare modelli vivi, dipingendoli a volte ritratti
nello specchio; già altri pittori dei secoli passati avevano usato tali
metodi”. Ed
è interessante quanto afferma Goffredo Silvestri nel suo articolo su La
Repubblica.it del 19 febbraio 2010, di cui riporto il seguente passo: “Una ‘overdose’ di iniziative sta per abbattersi sul Caravaggio in
occasione dei 400 anni dalla morte. Iniziative: Liberato della ‘favola della omosessualità: le sue frequentazioni
sono solo femminili e alla base della rissa e dell'omicidio di
Tomassoni, origine di tutti i guai, c'è probabilmente un problema di
donne’. Assolutamente fantasiose inoltre, ancora secondo me, queste altre
dichiarazioni che qui sinteticamente riporto per dovere di cronaca e per
completare così quest’analisi: la prima che ‘Caravaggio, secondo il
Prof. Silvano Vinceti,
non sarebbe morto di malaria, ma di sifilide, la seconda che, stando ai
risultati della ricerca guidata dall’Università di Bologna, in
collaborazione con il Cedad, l'Università del Salento e del Centro
Ricerche Ambientali di Ravenna,
alcuni suoi frammenti ossei oggi sarebbero stati individuati, fra altri
resti umani sepolti in una fossa comune presso il cimitero di Porto
Ercole. Ed infine, la terza, per cui, secondo Andrew Graham-Dixon, noto
critico d'arte inglese, Caravaggio
sarebbe stato un violento protettore di prostitute, un essere
irrazionale, pronto a uccidere per amore e lussuria, che
avrebbe avuto una figlia illegittima da un relazione clandestina con
Lavinia, moglie di Ranuccio Tommasoni il quale sarebbe rimasto ucciso
durante il conseguente duello d’onore tra lui e il Merisi, avvenuto,
non più quindi, per una questione di punteggio durante il giuoco della
pallacorda, con una grossa posta in palio. Ecco allora che la costruzione di questo mio lavoro teatrale, soggetto a continui aggiornamenti, nasce dall’insieme di tutte le considerazioni e dichiarazioni sopra riportate, in particolare da quelle relative alla sua storia di uomo in tutta la sua complessità psicologica, tant’è che, anche stavolta, ho voluto intitolare lo spettacolo “L’Uomo Caravaggio”, ovvero col titolo del mio libro pubblicato a Roma nel 1995 dalla AETAS, scritto di concerto con la Prof.ssa Mina Gregori e con la prefazione della Prof.ssa Stefania Macioce. Pertanto la mia attenzione, in questa pièce teatrale, è rivolta a mettere in risalto l’espressione dei valori di Michelangelo Merisi. Il mio compito, infatti - come ho già specificato nell’articolo di aprile a proposito dell’altro mio lavoro sul Card. Zygmunt Szczęsny Feliński, rappresentato anche questo a Varsavia - non è quello del critico o dello storico dell’Arte, ma dell’uomo di Teatro, incline a frugare nelle più recondite pieghe dell’animo umano, minatore nelle cave dei sentimenti; approdato, per la tenace ricerca, in quella miniera inesauribile che certamente furono il cuore e la mente di Caravaggio. E questa mia proposta vuol’essere un teatro di parola e insieme d’immagine, una fiction di atmosfere e di rievocazioni oniriche, con un momento pasoliniano, dove dal fondo disadorno della scena, a volte, balzano figure shakespeariane, crocefisse nello spazio e inchiodate dalla luce. Fatto eccezionale: come musiche di scena, tra l’altro, adotterò i mottetti e i madrigali tratti dagli spartiti dipinti da Caravaggio nel “Suonatore di liuto“ e nel “Riposo nella fuga in Egitto”. Buon Divertimento
!
(Alberto Macchi, Articolo su
"Gazzetta Italia", Varsavia Ottobre 2010)
SUCCESSO
DE ”L’UOMO CARAVAGGIO” di
Alberto Macchi con
la Compagnia Teatrale Italiana “Esperiente” di Varsavia per
l’Europa
Nota
di Regia dello Spettacolo Teatrale andato in scena a Varsavia nel
novembre 2010 Questo lavoro teatrale, che misi in scena in Prima Mondiale al Teatro Centrale di Roma nel 1992, sottoposto ad un costante work-in-progress nel corso degli anni, oggi scaturisce comunque dalla vita del pittore: la storia di un uomo in tutta la sua complessità psicologica; tant’è che ho voluto intitolarlo ancora “L’Uomo Caravaggio”, ovvero come il mio libro pubblicato a Roma nel 1995 dalla Casa Editrice AETAS, scritto di concerto con la Prof.ssa Mina Gregori e con la prefazione della Prof.ssa Stefania Macioce. Pertanto la mia attenzione, in questa pièce teatrale è stata incentrata, anche stavolta, a mettere in risalto l’espressione dei valori dell’”uomo” più che del “pittore”, un uomo che aborriva la stupidità, l’imbecillità, pertanto spesso solo, “in compagnia della sua sola solitudine”, definito, nell’ambiente degli artisti del suo tempo “più uno sgherro che un pittore”. Invece non era un tipo rissoso e un “pittore maledetto”: le sue aggressioni erano sempre in risposta alle violenze degli altri”. Come pittore poi non ha umanizzato il sacro, con i suoi dipinti; semmai ha fatto esattamente il contrario: ha sacralizzato l’umano”. Il mio compito, in ogni caso, non è quello del critico, dello storico o dello storico dell’Arte, ma dell’uomo di Teatro incline a frugare nelle più recondite pieghe dell’animo umano, minatore nelle cave dei sentimenti; approdato, per la tenace ricerca, in quella miniera inesauribile che certamente furono il cuore e la mente di Caravaggio. Pertanto questa pièce teatrale è teatro di parola e insieme d’immagine, una fiction di atmosfere e di rievocazioni oniriche, con un momento pasoliniano, dove dal fondo disadorno della scena, a volte, balzano figure shakespeariane, crocefisse nello spazio e inchiodate dalla luce. Fatto eccezionale: tra le musiche di scena figurano alcuni mottetti e madrigali tratti dagli spartiti dipinti da Michelangelo Merisi nel“Suonatore di liuto“ e nel “Riposo nella fuga in Egitto”. Buon Divertimento! (Alberto
Macchi, Nota di Regia, Varsavia Novembre 2010)
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